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All Apologies / Come mai

A dispetto del mondo del grunge che ribolliva sotto le suole degli stivaletti Cult di un’intera generazione, nel 1993 io cominciavo il catechismo. E ascoltavo le mie prime canzoni.

Nel 1993 la moda grunge imperversava ovunque: ricordo lucidamente uno dei miei cugini più grandi che andava in giro con gli improbabili camicioni di flanella, i jeans rotti e le cult che – solo una manciata di anni più tardi – gli avrei invidiato e, talvolta, fregato. Dagli stereo di mezzo mondo risuonavano nastroni su musicassetta con suoni iperdistorti (un po’ per il grunge, un po’ per la rozzezza delle registrazioni) che vomitavano Nirvana, Pearl Jam e Soundgarden a volume sparato.

Quell’anno la band di Kurt Cobain aveva tirato fuori In Utero e aveva vinto. Aveva proprio vinto.

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Controcorrente

Magari dei gusti non si dovrebbe disputare, ma è pur vero che ci rimane ben poco di cui disputare, di questi tempi. Capire quando qualcosa ti piace, perché.

Uno ci prova sempre a capire cosa gli piace e cosa no, sperando magari di separare il nero dal bianco, il bene dal male, in maniera netta, eliminando i fastidiosi grigi.

Che poi, diciamocelo, il grigio sa di zuzzimma.

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