Etichettato: 1991

Live forever

Passata la sbronza grunge, che aveva lasciato un gran vuoto (specie quello nel lobo frontale di Cobain), il mondo cominciava a reclamare la sua dose di sano pop spensierato. L’Inghilterra non perse occasione di far vedere la sua faccia migliore: gente che girava in Lambretta, il ritorno della cool Britannia, Brett Anderson e i Blur. Roba che usciva dagli stereo di una nuova generazione di tamarri con le Clark’s.

Fu l’anno di Live forever degli Oasis.

E mentre gli Zapatisti del Subcomandante Marcos stavano rivoluzionando il modo di pensare alla rivoluzione, io perdevo definitivamente il controllo sulla mia anima e mi condannavo alla dannazione eterna.

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When you sleep

Nel febbraio 1991 avevo da poco compiuto sei anni. L’unico ricordo che ho di quell’anno è mio padre, ancora trentenne, che irrompe nella stanza dove dormivamo io e mio fratello, ci sveglia e ci abbraccia. Credo che non mi abbia mai più abbracciato così, come un bambino. Era felice, era tranquillo: era appena finita la prima guerra del Golfo e lui l’aveva sentito alla radio.

Per il resto del mondo, il 1991 verrà ricordato come l’anno dell’esplosione del grunge: pantaloni stracciati, camicioni di flanella usciti dall’armadio del nonno, stivali militari di papà invasero tutte le scuole superiori e università di questo Paese. Erano usciti due album seminali, per il genere: Nevermind e Ten, due leggende in 12” che avrebbero infiammato le generazioni a venire del sacro fuoco del disincanto e della frustrazione.

Eppure il singolo più venduto di quell’anno non veniva fuori da nessuno dei due. Fu un disco quasi inaccostabile, pieno di rumore e sovrapposizioni, pieno di chitarre e distorsioni. Fu “When you sleep” dei My Bloody Valentine. E fu quasi un miracolo che finisse primo, perché uscì a novembre.

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