Categoria: Musica

When you sleep

Nel febbraio 1991 avevo da poco compiuto sei anni. L’unico ricordo che ho di quell’anno è mio padre, ancora trentenne, che irrompe nella stanza dove dormivamo io e mio fratello, ci sveglia e ci abbraccia. Credo che non mi abbia mai più abbracciato così, come un bambino. Era felice, era tranquillo: era appena finita la prima guerra del Golfo e lui l’aveva sentito alla radio.

Per il resto del mondo, il 1991 verrà ricordato come l’anno dell’esplosione del grunge: pantaloni stracciati, camicioni di flanella usciti dall’armadio del nonno, stivali militari di papà invasero tutte le scuole superiori e università di questo Paese. Erano usciti due album seminali, per il genere: Nevermind e Ten, due leggende in 12” che avrebbero infiammato le generazioni a venire del sacro fuoco del disincanto e della frustrazione.

Eppure il singolo più venduto di quell’anno non veniva fuori da nessuno dei due. Fu un disco quasi inaccostabile, pieno di rumore e sovrapposizioni, pieno di chitarre e distorsioni. Fu “When you sleep” dei My Bloody Valentine. E fu quasi un miracolo che finisse primo, perché uscì a novembre.

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Provincia cronica¹.

“Le luci della centrale elettrica”, un nome che peserebbe come un macigno sul successo di qualsiasi band. Figuriamoci se parliamo di una one man band, di un tizio appena ventenne che tenta di mettere assieme la musica nazionalpopolare italiana degli anni ’70 con sonorità lo-fi talvolta vicine ai Radiohead e qualche eccesso rumoristico. Dicamo subito che questo demo, di cui trovate molte tracce sul myspace della band, non è per chiunque: il cantato è grezzo, il suono spesso confuso, le canzoni pieni di spunti spesso lasciati a metà, i testi criptici e talvolta manieristi. Eppure, se mi spinge a scrivere una recensione dopo tanto tempo, un motivo ci sarà. E c’è eccome.

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Jamendo: nothing for money.

Jamendo è il futuro. E non sto parlando solo della distribuzione di musica, ma di un’idea altra di commercio. Della possibilità, nell’economia dell’eccedenza, di dare accesso alle informazioni, alle cose, ai concetti, senza pensare di versare denaro: di avere diritto alle cose per il puro fatto di esistere, di darle per la pura gioia di condividerle. Di compensare con qualcosa di più, solo per il piacere di vedere perseverati gli sforzi compiuti. E tutto ciò senza essere rivoluzionario o sovversivo in senso violento: non c’è stato bisogno di spranghe o bottiglie incendiarie per aprire un server, costruire un database mysql e consentire a chi volesse di condividere la propria musica sotto creative commons. Semplice quanto è ormai semplice registrare un album con qualità alta, con programmi come Ardour 2, Cubase e simili.

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