Vittorie.

Magari hai capito pure tu che l’autoassoluzione mi provoca l’orticaria. E non è che oggi non brindo perché ha vinto la DC, o ha perso il PCI. È proprio che non brindo a prescindere.

A darmi proprio il mal di stomaco non è neanche quest’idea che si possa vincere, mentre si sta giocando a picchiare i compagni di squadra nello spogliatoio, mentre l’altra squadra si fa i cazzi suoi e magari – spessissimo – è già in campo a tirare gol a porta vuota.


Ma no, non è neanche questo. E proprio l’idea assolutoria di una generazione che nel modo più moralista, hipsterico e autocompiaciuto, sceglie di identificarsi nel nuovismo e nel buonismo del sindaco di Firenze.

E la verità è che a me questa storia non è mai appartenuta:  né la DC fonziana di Renzi, né il PCI brezneviano di Cuperlo. E manco i gattini di Civati. Soprattutto, non faccio parte di questa generazione di fighettini degli anni ’80 che facevano di tutto per essere giovani.

Mi dispiace, ma nella vita stavo da un’altra parte. Oggi non so dove sto, ma sicuramente non è dalla parte di queste vittorie.

Spero che riusciate davvero a cambiare l’Italia, da una parte almeno. Spero che riusciate a essere la vera destra liberale di cui le imprese di questo Paese hanno bisogno. Perché una politica di sinistra non nasce dalle urne – né quelle gratuite, né quelle a pagamento – ma dai cazzotti che il lavoro e la cultura sono capaci di infilarvi in piena faccia.

 

Quello che odio, però, di un odio solido, è l’incapacità di riconoscersi nei percorsi che hanno fatto coloro di cui hai preso il posto: io non potrò mettere alla porta mio padre perché è stato un fascista senza ammettere che, in fondo, sono suo figlio e porterò sempre qualcosa di lui, in me.Perché penso che le cose abbiano una storia, e se non si ha il coraggio di raccontarla fino in fondo, allora c’è qualche problema a prendersi le responsabilità. Perché io sarò sempre figlio di Togliatti, di Stalin e anche di Breznev, malgrado sia nato migliaia di significanti e significati dopo.

Perché chi non si prende questa responsabilità non vince, bara.

 

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