Soglie.

Nel 1996 Douglas Coupland (autore di Generazione X e di JPod) scrisse un saggio sulla memoria, sugli anni appena trascorsi e, forse, anche su quelli a venire. Si intitolava Memoria Polaroid e a un certo punto faceva così:

memoria polaroid, douglas coupland

“Memoria Polaroid” di Douglas Coupland

«… a mano a mano che il nostro mondo sembra “accelerare”, le date di scadenza timbrate su quel qualcosa che “dà il senso di un’epoca” tendono a sovrapporsi sempre di più, oppure perdono importanza. Mi capita di trovarmi a ripensare con malinconia a quel periodo di neanche tre anni fa, per dire, in cui le camere da letto degli adolescenti erano tutte un florilegio di decalcomanie di margherite e il grunge dominava le piste da ballo. A un altro livello, penso ai tempi in cui l’esigenza di “interfacciarsi” non aveva ancora pervaso la forza-lavoro mondiale del suo immaginario onirico fatto di fobia del ritorno all’era pretecnologica e obsolescenza selvaggia, come succede oggi. In cinque anni ne è passata di acqua sotto i ponti. […] idee che un tempo venivano considerate “marginali” o “devianti” sono divenute dominanti nel dibattito quotidiano; la medietà è scomparsa; i diritti acquisiti si sono volatilizzati; l’ironia è ascesa al potere; un flusso ininterrotto di macchinari sempre nuovi ha generato rivolgimenti sociali sconfinati… e alla fine resta la sensazione che quanto è successo anche solo la settimana scorsa sia roba di dieci anni fa».

Ho riflettuto spesso su queste parole e sul significato che hanno per me: la settimana scorsa mi sembra sempre più “dieci anni fa”. Ma dieci anni fa stavo compiendo diciannove anni e un milione di cose non mi erano ancora successe, non avevo ancora deciso di decidere della mia vita, vivevo in un limbo di sensi di colpa e di manicheismo intellettuale (buggatissimo), ero rude e profondamente egoista. E invece oggi sto qui, sulla soglia dei 30 anni a immaginare quali passi avanti potrò fare nei prossimi dieci anni – in un momento in cui non so neanche quali passi posso fare la prossima settimana. Le soglie sono divertenti, perché piene di paura, ansia e aspettative: il bello è che guardandoti indietro le vedi sparire un po’ tutte (specie le aspettative) e in breve prendi confidenza con quello che c’è dall’altra parte, ti adatti e lo comprendi. I miei 20 anni (che tra un anno finiranno) mi hanno insegnato a prendere le cose con più calma, a sfanculare (un po’) meno gente, a imparare dagli errori. Il problema, forse, è anche che dieci anni fa, mi sembrano maledettamente la settimana scorsa.

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