Crocevia

Poi capita di trovarti a un incrocio e non sapere da che parte vuoi andare, esattamente. Gli anni passano, succede. Succede per tutti. A volte devi dire addio a persone che credevi insostituibili, a intere parti di te che ritenevi fondamentali.

A volte neanche lo fai, vanno via e basta. Resti con problemi irrisolti e frasi che avresti voluto dire e che poi non hai detto. Alcune restano, come velleità che un giorno sarai capace di mettere assieme, un giorno ti spiegherai: l’uomo, in fondo, è fatto per raccontarsi storie.

crocevia, incrocio Roma

Un incrocio romano. Piuttosto bimbominkia.

Non è questione di scelte radicali, ma dell’imboccare una strada: qualche volta, vale la pena guardare dietro di sé e valutare che si è stati troppo tempo a inseguire qualcosa di sé che, semplicemente, non c’è o non esiste più: fare il professore, il ricercatore, il pugile, la rockstar… quello che è.

Non si tratta di rassegnazione ma di accettazione, di aderire a quella che è una realtà: non stai realizzando nessuna delle tue aspirazioni, è il momento di cambiarle. La tua vita non può consistere nel correre dietro a velleità irrealizzabili che ti tengono ancorato a un mondo adolescenziale. Stare nascosto nella bambagia non ti aiuterà a pagarti le bollette il mese prossimo.

In genere non vuoi accettare le responsabilità che attribuisci ai tuoi genitori: tutti vogliamo fare i figli. E non perché non possiamo permetterci di essere genitori, ma perché siamo stati cresciuti solo come dei figli.

È che, se sei cresciuto con il Tamagotchi, coi vieogames nei quali se morivi, ricominciavi da capo, rinascevi, hai una totale mancanza di senso della responsabilità e di assunzione del rischio. Neanche ce l’hai la grammatica per essere qualcosa di diverso, neanche ce l’hai il navigatore per sapere qual è la strada.

Ed è pure vero che la strada può essere quella sbagliata. Però poi capita di trovarti a un incrocio e non sapere da che parte vuoi andare, esattamente.

E alla fine, scegli di prendere una direzione. Magari ostinata, magari contraria.

Ma pur sempre andrai da qualche parte.

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  1. mousemin

    vero Fede, non rassegnazione ma accettazione della realtà. non voglio accusare i nostri genitori ma in parte l’essere stati troppo coccolati e avere sempre avuto loro dietro le spalle a contribuito a farci credere che i sogni potevano realizzarsi, era solo questione di tempo! e come dici giustamente tu..e se il tempo passa e questo obiettivo non si realizza?..ci sono le bollette da pagare che ti aspettano.

    • sleepingcreep

      Quelle ci sono sempre. Bisogna fare i conti con la realtà, il che non vuol dire smettere di avere aspirazioni, ma trattare i sogni come quello che sono: sogni. Prima o poi ci si sveglia. Se no, è un coma, non un sogno.

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