All Apologies / Come mai

A dispetto del mondo del grunge che ribolliva sotto le suole degli stivaletti Cult di un’intera generazione, nel 1993 io cominciavo il catechismo. E ascoltavo le mie prime canzoni.

Nel 1993 la moda grunge imperversava ovunque: ricordo lucidamente uno dei miei cugini più grandi che andava in giro con gli improbabili camicioni di flanella, i jeans rotti e le cult che – solo una manciata di anni più tardi – gli avrei invidiato e, talvolta, fregato. Dagli stereo di mezzo mondo risuonavano nastroni su musicassetta con suoni iperdistorti (un po’ per il grunge, un po’ per la rozzezza delle registrazioni) che vomitavano Nirvana, Pearl Jam e Soundgarden a volume sparato.

Quell’anno la band di Kurt Cobain aveva tirato fuori In Utero e aveva vinto. Aveva proprio vinto.

Mi circondavo spesso dei miei cugini più grandi, quando ero bambino. Mi faceva sentire più adulto, mi permetteva di conoscere cose di cui non sapevo niente, ma tanto non ne sapevano niente neanche loro e ne  parlavano lo stesso. Fu una di loro a farmi ascoltare una canzone di cui mi innamorai istantaneamente.

No, non era All apologies. Era Come mai degli 883 e mi intrufolavo in camera di mia cugina per ascoltarla. Insistentemente. A ripetizione. Per la serie, certe cose non cambiano mai.

Nel 1993 era anche cominciato il mio catechismo: mia madre ci teneva. Non lo sopportavo, non l’ho mai sopportato, ma cominciai a leggere, studiare, imparare a memoria le preghiere e i mille modi di finire all’inferno perché ti piacevano le donne. O gli uomini. O il prosciutto. O il vino. Insomma tutto.

Quando sollevai un paio d’obiezioni sul tema alla mia insegnante, lei mi rispose che non era proprio così: bastava confessarsi. E noi eravamo lì per quello, per imparare il pentimento. Che è un po’ come quando nostro padre ci punisce: ci scusiamo e, se ci siamo pentiti davvero, lui ci perdona.

Ecco, quando penso al concetto di peccato, ancora oggi, mi viene in mente che in fondo il pentimento è tutta una questione di scuse. Mi viene in mente la faccia di Kurt Cobain che canta, straziato, le sue scuse. O di Max Pezzali che rimane, come uno stronzo, chiuso in una stanza, pregando per un sì.

Del 1993 mi rimarranno sempre nel cuore i pantaloni stracciati di mio cugino e i camicioni di flanella che poi gli ho rubato. Ma anche l’idea che dovessi sempre pentirmi di tutto quello che mi rendeva felice. Che, dopo un solo anno di catechesi, sono riusciti a fare di me, nel modo di soffrire, un cattolico. Dopotutto è tutto ciò che noi tutti siamo.

Dopotutto è tutto ciò che noi tutti siamo.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...