Fables, scusate il ritardo

Per una volta, in una recensione non voglio parlarvi male di qualcosa. Per una volta, voglio mettermi comodo e scrivere di qualcosa che mi è piaciuto tanto, tantissimo. Qualcosa su cui non posso neanche pensare di fare commenti acidi. Scusate il ritardo.

Due settimane fa, girando per Termini, in uno dei miei viaggi random verso il meridione, mi sono imbattuto in un vecchio amico: tra le pile dei Bonelli, vecchi e nuovi, spuntava inverosimilmente la scritta “Vertigo” e il logo di Fables. Mi sono venute quasi le lacrime.

c'era una volta fables recensione

Una delle tavole del fumetto di Bill Willingham

La verità è che mi viene male parlare bene di una cosa che mi piace. Specie se è una cosa profondamente lontana da me: Fables è un fumetto fortemente politico, a tratti reazionario e molto ispirato alla politica israeliana. Insomma, è la merda.

Però l’idea di una società segreta delle favole che gira nel nostro mondo, cercando di mantenere una sua identità, una sua sicurezza, una sua stabilità – onestamente – è un po’ quello che ho sempre pensato le favole dovessero fare per rimanere vive.

Che senso ha pensare a Belle che vive felice e contenta per tutta la vita col suo grande amore? Sai che palle! E se invece dovesse tutti i giorni lavare le mutande a Bestia e stirargli le camicie un giorno sì e uno no, come andrebbe a finire? E come la mettiamo col Principe Azzurro che ogni donna vorrebbe (e che ogni principessa favolistica ha effettivamente avuto)? Che tipo è?

Nel 2002 Bill Willingham ha creato questo mondo non solo credibile, ma incredibilmente coinvolgente: figlio dell’America del dopo 11 settembre, sicuramente di destra, ma incredibilmente umano.

Biancaneve e Luca in Fables

Biancaneve e il Lupo Cattivo, nella loro veste terrena

Complice la recente uscita di un’avventura grafica ambientata a Favolandia, il mio coinvolgimento per le storie di questi personaggi è resuscitato dopo quattro anni di oblio, complice il fascino che il bianco e nero dona alle matite di Mark Buckingham, Lan Medin, Steve Leialoha e Craig Hamilton. Soprattutto, ho ritrovato il mio amato Luca: il Bad Wolf delle storie, divenuto invece il Watch Dog di Favolandia.

Insomma, apprezzo moltissimo la scelta di RW Edizioni (che rappresenta i diritti di Vertigo in Italia) di distribuire i suoi grandi classici in formato “bonelliano” mi sembra una cosa molto bella. Tanto più che stanno ristampando un sacco di cose veramente belle della DC Comics, che ovviamente sto comprando e che probabilmente recensirò.

 

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