When you sleep

Nel febbraio 1991 avevo da poco compiuto sei anni. L’unico ricordo che ho di quell’anno è mio padre, ancora trentenne, che irrompe nella stanza dove dormivamo io e mio fratello, ci sveglia e ci abbraccia. Credo che non mi abbia mai più abbracciato così, come un bambino. Era felice, era tranquillo: era appena finita la prima guerra del Golfo e lui l’aveva sentito alla radio.

Per il resto del mondo, il 1991 verrà ricordato come l’anno dell’esplosione del grunge: pantaloni stracciati, camicioni di flanella usciti dall’armadio del nonno, stivali militari di papà invasero tutte le scuole superiori e università di questo Paese. Erano usciti due album seminali, per il genere: Nevermind e Ten, due leggende in 12” che avrebbero infiammato le generazioni a venire del sacro fuoco del disincanto e della frustrazione.

Eppure il singolo più venduto di quell’anno non veniva fuori da nessuno dei due. Fu un disco quasi inaccostabile, pieno di rumore e sovrapposizioni, pieno di chitarre e distorsioni. Fu “When you sleep” dei My Bloody Valentine. E fu quasi un miracolo che finisse primo, perché uscì a novembre.

Le tracce vocali del pezzo furono registrate in seguito a sessioni molto frustranti e, dopo 12 o 13 tentativi, annoiato, Shields decise che si poteva chiudere lì e mettere tutte le tracce, una sull’altra.

Il risultato fu un testo non molto chiaro di cui girano più versioni: Shields e Butcher spesero quasi più tempo sul testo che sulla musica e ci lavorarono a lungo, spesso di notte, mentre gli altri del gruppo dormivano. Ed ecco perché la canzone si intitola “When You Sleep”.

La morale della favola è che per molti il 1991 rimarrà l’anno della disillusione e del grunge, per altri sarà e rimarrà l’anno in cui si sono fatti cullare dal sogno dello shoegaze e dalle chitarre della loro Valentina Sanguinante.

Per me il 1991 sarà per sempre segnato dai baffi di mio padre, così simili a quelli di Saddam, che mi abbraccia, mentre dormo, perché la guerra è finita.

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