Hipsteria

Guardandoti indietro, spesso capita di vedere pezzi di te stesso che rigetti. Come se i tuoi volti, crescendo e poi invecchiando, perdessero aderenza, sfocassero.

E la cosa peggiore che ti possa capitare, è sentirti solo. Un po’ come Doctor Who: ultimo della tua specie, costretto a rimanere sobrio in un turbinio di cose che cambiano. L’ultimo dei signori del tempo, capace di guardare tutto l’universo sincronicamente, mentre gli altri lo vedono diacronicamente. Se è una cosa che distrugge uno con due cuori, figurati come riduce uno con un solo fegato, e pure a pezzi.

Doctor Who as an hipster

Non capirò mai la moda, oggi terribilmente in voga, di sputare su tutto. Su tutto ciò che si è stati, su tutto ciò che si è. Così, indistintamente.

Non che non condivida le tirate di Non si scherza più contro il fenomeno hipster. Né che ritenga sgradevoli o sbagliate le tirate di Bastonate contro i Placebo (o chiunque altro). Tutt’altro, sono pienamente d’accordo con loro.

Eppure. Eppure non ho capito perché ci teniamo così tanto a martellarci i coglioni, a sputarci addosso e a pretendere istericamente qualcosa di nuovo. Isterici, tutti quanti. Capaci di vedere il tempo che scorre da una parte all’altra, lasciandoci sterili e compiaciuti di noi stessi, per la nostra superiorità a esso. E tutti, stronzi, incredibilmente soli.

Tutti. Stronzi. Incredibilmente soli.

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