Le parole e le cose: compagno/compagni/compagna

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Uno ci può pure provare veramente, ma troverà sempre difficile fidarsi di qualcuno. La fiducia è come le chiavi lasciate nel disordine, sulla scrivania: sai che puoi farne a meno, ma in qualche modo ti ci raccapezzi, ti fa sentire tranquillo. Poi però le perdi, e allora vorresti sfasciare tutto, perché non hai messo ordine prima. Perché ti sei fatto fare fesso un’altra volta.

Eppure, ci sono poche cose come i compagni, ma bisognerebbe pure capire cosa significa averne uno, qualcuno, molti.

Compagno non significa soltanto “commensale”. Implica qualcosa di più profondo e più denso: è un legame di sangue, che spesso esula dai connotati personali. È un’unione in sorte. Avete mai chiesto a uno “amma maje mangiat’ int’o stess’ piatt’?” Ecco, con un compagno lo avete fatto: avete mangiato nello stesso piatto e, se non lo avete fatto, lo fareste, gli cedereste parte del vostro pasto o del vostro letto, del vostro tempo e della vostra pazienza: perché è così, ve l’ata tené, è più forte di voi.

Compagni, fino a qualche tempo fa, e per qualcuno di noi ancora, sono i compagni di Classe. No, non quelli di scuola (quelli sono compagni per modo di dire… compagni di niente, diceva qualcuno): quelli che condividono la sorte politica, soggettiva, di direzione collettiva. Compagno di partito (e non di Partito) è uno che è disposto a dare se stesso all’idea, al progetto. È uno che, pure se ti schifa, all’esterno sei “uno di noi” e guai a chi ti tocca. “Chill’ è cumpagn’ mije” pure se non lo conosco, pure se è di Livorno o di Krotone: è un compagno e i compagni non si toccano. È quello che ti sta al fianco e ti protegge il fianco con la sua lancia e il suo scudo, perché sa che tu proteggi con la tua lancia e il tuo scudo il fianco di quello che sta alla tua sinistra. Il guaio, alla peggio, è di chi chiude la fila.

Compagna è invece chi sceglie te, e tu scegli lei, per condividere qualcosa di più che una semplice unione in sorte. È una con cui scegli di “spartì ‘o suonn’ e a fantasia”. Un’unione essenziale, che ti porta a conservare emozioni e battiti, a sperare che il letto sia uno solo da poterlo dividere e che il piatto sia uno solo, per poterlo spartire. Compagna, è una che con uno sguardo, ti fa posare lo scudo e la lancia e ti fa rendere conto ‘e quant’ si strunz’.

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