Dai che c’è il blogday 2007.

Non mi hanno mai attrato particolarmente le “cose da blog”: ho sempre percepito un blog come uno spazio in cui dire qualcosa se ha senso dirla, o aggiornare i propri congiunti vicini e lontani su quanto si esperisce, sente, pensa. Tutt’al più come un block notes elettronico e collettivizzato di pensieri, uno zibaldone aperto in tempo reale alle considerazioni della moltitudine (solitamente alquanto parca) dei lettori. Ma, dato che oggi mi hanno già linkato due lettrici (peraltro di livello buono), mi sembra dovuto ricambiare il favore. Alla comunità, ovviamente, non a loro che sennò pecco solo di ruffianeria.

And so on:

pollycoke: se non fosse per lui non avrei un blog su WordPress; se non fosse per lui non avrei un blog su linux; se non fosse per lui non avrei Ubuntu; se non fosse per lui mi funzionerebbe compiz. Insomma: un mentore inconsapevole nell’uso del pinguino, scrive bene, da ottime notizie in tempi sorprendenti, è un faro della comunità… sarà per questo che sta sul cazzo quasi a tutti. Ma, si sa, gli stramboidi freak generalmente mi stanno simpatici (tanto non leggerà mai).

Estetica Anestetica: sarà che è una delle amiche di più vecchia data che ho, sarà che scrive bene o che in qualche modo mi ha introdotto al mondo del blogging, sarà che una vagonata di pucciosità non fa mai male certe volte, sarà che ormai dei miei amici storici scrive solo lei… sarà che a volte, se non fosse per lei, neanche ci muoveremmo da casa. Per tutto questo, ed altro ancora: grazie di scrivere (e d’esistere).

Leonardo: politicamente non mi è molto affine, va detto (lui sinistra PD, io Unirioter), ma le sue notazioni sulle cose che accadono nel mondo e nel nostro Paese riescono sempre ad essere una spinta ed uno sprone riflessivo. I suoi post arrivano al tardo pomeriggio, ma sono efficaci emotivamente come un buon editoriale di prima mattina. Velenoso e sarcastico quanto basta, leonardo è una di quelle cose che ti fanno dire “ma allora anche in Italia si può fare un blog di approfondimento?”.

Ubuntista: linuxiano ed ubuntista convinto, Simone è quel tipo di persona che ti da la carica per andare avanti nella battaglia per il software libero. Non si ferma mai, segue 300 progetti al giorno, schizza da una parte all’altra del mondo per seguire i suoi impegni, non si capisce che faccia come lavoro, ma una cosa è certa: qualsiasi cosa faccia, c’entra sempre e comunque con l’open source. È l’uomo-community definitivo, il primo militante rivoluzionario di Ubuntu, e per questo lo ammiro.

La disciplina della notte: spesso e volentieri non capisco quello che scrive, il che non sempre è un male. Quello che conta è l’estetica l’arte che c’è e si vede¹, non di rado, nei suoi versi. La costanza, la pazienza, il labor limae, la perseveranza: qualità che non si possono negare a Gigi, che – unite ad un senso criptico nello scrivere – rendono estremamente godibili i suoi post.

Questo è quanto. Spero che chi passa di qui, lasci perdere le mie ciance e fili spedito su questi blog, che meritano certo più del mio.

Buone cose. Ed all’anno prossimo.

 

Note:
1: checché ne dica uno stimato critico.

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