Vacanze immaginarie (nella nuova Cambogia)

Dovevo berne un po’ di un amaro calice: ne ho bevuto molto ed ho toccato il fondo. L’amore, l’affetto e la compagnia mi hanno fatto spezzare la rabbia, dimenticare i mitra, sostituire documenti ceduti sveltamente. Mi sono potuto muovere rilassato, annegare in un po’ di vino non per rancore ma solo per gioia. E non per abnegazione, solo per forza. Noi sì, che siamo forti, senza piegarci alla pura estetica, casomai alla bellezza dataci dalla cura di sè.


Partendo ed arrivando, quasi contemporaneamente un lasciare ritrovato, scovando sguardi tenuti segreti, meschini, completamente diversi da quelli sempre sinceri di chi mi ha sempre sfiorato, accarezzato ed amato davvero. Perdersi senza smarrirsi in quegli occhi, come abbiamo saputo fare per strade tortuose e confuse: svegliarsi accanto alla persona che ami è meraviglioso anche quando ci hai duramente discusso, per quanto raramente. Sbattere il muso su muri di buona sorte un po’ affetti di malacontentezza cronica: non gelosi della proprietà, ma provati dallo scarso riguardo degli uomini. Gli stessi che ti hanno convinto di averti dato il cuore: se lo hanno fatto è solo per la scarsa importanza che riconoscono nel darsi. Io non ho mai dato senza perdita: questo rende forse più importante il gesto. Niente è gratis: se lo fosse non avrebbe alcun valore. Ed il valore è il lavoro, anche timico, che mettiamo nelle cose: basi di marxismo che spesso alcuni ignorano. Specie chi crede che essere sempre in movimento è uguale ad essere perfetti. Spiacente per Spinoza, ma chi è perfetto è fermo, statico, immobile. Chi si muove ha solo bisogno di cercare di migliorarsi (o di peggiorarsi). Il mio essere disposto verso gli altri, la disposizione al perdere qualcosa mi serve: come mi ha detto qualcuno, “ti serve per convincerti che al mondo c’è gente che è disposta a darsi per gli altri; per sperare che vale ancora la pena vivere in un mondo perfettibile”. Chi è convinto di essere perfetto, si muove solo con la tracotanza della perfezione.
Le cartoline ed i saluti sono qui, nel mio cassetto: non le spedirò e non li esternerò. Ho fatto dei calcoli sbagliati, ma niente mi vieta di riprendere in mano un foglio ed una penna e ricominciare. Niente mi ha mai impedito di farlo rendendo la scrittura una delle mie gioie più grandi. Voltare pagina è inevitabile quando il foglio su cui scrivi è saturo di parole, alcune logore, altre troppo gelate per sciogliersi, anche con questo meraviglioso sole salentino.
Il ritorno mi ha atteso col suo carico di brutte notizie e cose non lette. Lascerò qui quello di cose non dette perché dorse non dicibili. Vi basti questo: mi sono divertito tanto. Anche sommando scazzi e psicoparie. Mi sono svegliato accanto alla ragazza che amo senza sentire la pressa di doverci alzare, di dovere andare.
Sono tornato, ma sono ancora via.

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