Parole a braccio.

Un ritorno. Di nuovo. Mi piacerebbe dire che ho avuto cose interessanti da fare, per giustificare la mia assenza. Probabilmente non è così. E non lo è, soprattutto perché le cose che mi hanno tenuto lontano da questa pagina non meritano che una breve descrizione: studio. Stupido, ottuso, talvolta matto e disperatissimo studio. Platone prima, Fichte poi: due fallimenti. Paul Yorck von Wartenburg era troppo un fallito per far fallire anche me, ma non è che non ci abbia provato a provarmi. Soprattutto a provare la mia pazienza. In mezzo, tra queste tre date decisamente saldate, ma saltate per lo più, un caldo da cardiopalma, mi ha steso sul pavimento a quattro di bastoni spingendomi a diventare una sorta di contro-lucertola, a cercare frescura. Ricerca ovviamente fallimentare.

Eppure, in fondo qualcosa di positivo: l’estate è giunta anche per me, e quest’anno toccherò il mare finalmente in compagnia della mia bella; una serie di acquisti in vestiario mi consentono finalmente di non dover indossare per mesi (ma solo per settimane) i pochi capi estivi comprati nel ’98; io, la suddetta bella e la compagnia abbiamo incontrato Tommaso e Gigi nel backstage del concerto dei Perturbazione a Bellizzi, esibendosi in una performance a cappella di “Why don’t you stay” che ho scoperto solo lì essere in realtà un pezzo (alquanto brutto) degli American Music Club; ho scoperto questi ceffi recandomi in quel di Guardia Sanframondi con la suddetta bella e la compagnia… nostro malgrado gli headliners Giardini di Mirò, han fatto grandemente cagare (occupando tuttavia solo il gradino più basso del podio della munnezza musicale, che annoverava al primo posto gli Swim ed al secondo i Canadians); ho finalmente aggiustato il PC, aggiornato il sistema, ristrutturato le periferiche ed ora ho una Feisty bella fiammante, pronta per evolversi in Gutsy prima possibile.
Certo da settembre cambieranno molte cose: Amalia va a Roma, io vado a Napoli. Questa casa non mi mancherà poi molto, ma dovrò trovarmi un lavoro di qualche genere per potermi mantenere. Chissà, potrei finire a dare una mano in qualche libreria o in qualche locale a servire ai tavoli… in ognuno dei due casi non mi sentirei sfortunato a riuscire a pagarmi la permanenza ed a portare comunque avanti gli studi. Peraltro va considerato che la spola tra Napoli e Roma non è facile da affrontare ogni settimana, economicamente.
Mah, le domande si accumulano sul comodino, come i libri che sto leggendo. Non sono mai stato bravo a rispondere, ma molto di più a pormi domande. Chissà che a breve non diventi meglio di quello che sono.
Del resto, checché ne dica Spinoza, le cose perfette sono odiose. Sono così tanto statiche!

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