Il tepore dell’Essere.

Tempo fa il leggere un testo denso e profondo qual è il Deleuze di Alain Badiou avrebbe spento in me qualsiasi velleità espressiva, artistica, filosofica. “Cos’altro potrei dire di originale?” mi sarei chiesto, e probabilmente niente avrei avuto (ed avrò mai) da dire di sensato sul quel tema, e di fatto su di esso proverò ad esprimermi solo tra qualche tempo (quando avrò una discreta conoscenza dei testi di Deleuze, oltre che delle loro interpretazioni). Più che altro, quello che mi riaccende – e chi ci avrebbe scommesso fino a stamattina – è la voglia di scrivere tout court. Per la cronaca: questo post è una scena al rallentatore della mia vita.


Le novità si accavallano e mi colorano le esperienze di tinte estive (ma questo l’avevo già detto), depurandole tuttavia da quell’aura di cazzeggio estrema: novità che si accumulano tra le mie mani come la pila inesauribile di testi acquistati non più tardi di sette ore fa al Punto Einaudi, grazie ad una iniziativa rateizzata che porterà debiti anche ai miei figli, probabilmente. Ma 20 euro al mese per l’essermi portato a casa tutto Economia e società di Weber non sono poi ques’immane pondo. Piuttosto senza fiato mi lascia la prospettiva, finalmente reale, di andarmene di casa: e ciò perché mi sono fatto scivolare di dosso aspirazioni cripto-familiaristiche, come l’aver bisogno di figure materno/filiali tra i miei ipotetici coinquilini: sarà molto più dura, è vero, ma l’andare ad abitare con degli estranei renderà certamente giustizia rispetto ai burrascosi rapporti con la metropolitana regionale della Campania: mettere finalmente un punto a quell’assurda dinamica del caffé&auto&treno&paura che si fottano l’auto&tram etc. che ha contrassegnato il mio ingresso (ed anche il mio soggiorno, il corridoio e la sala da pranzo) nel mondo universitario, che un tempo giudicavo fatato ed attualmente giudico più che altro fatale.
Un fermo immagine dell’università mi ricorda tuttavia che non è tutto falso ed inutile quello che abbiamo fatto negli ultimi anni. Forse abbiamo lasciato andare i giorni tra certezze e sbagli, ma l’incrocio di sentieri interrotti e vicoli ciechi almeno quanto le politiche dei nostri docenti ci hanno fatto capire che è decisamente opportuno prendere a randellate i muri che bloccano queste strade. Poco male se nel farlo lederemo il loro spazio vitale: è una questione di sopravvivenza e noi abbiamo molta più carne e fiato di loro. Molta più aria che gonfia i nostri polmoni, molta più per marciare: per superare marciando quelle avversità. Del resto, abbiamo tutto da perdere e poco da guadagnare in questo angusto sistema universitario che nessun genio della sinistra lampada democratica risolleverà, col suo ritocco bonario.
E intanto l’incazzatura monta più delle avversità. Che queste ultime si superino marciando è assodato almeno quanto il fatto che le attuali strutture stiano marcendo. Mi piacerebbe finire col botto, esplodere a supernova e salutare sbattendo la porta: parlando oggi al Consiglio di Corso di Laurea mi sono reso conto di quanto sono cresciuto in questi anni, di tutto quello che ho imparato rifiutando ciò che mi veniva calato dall’alto. Sviando ipotesi e teorie e producendone solo al termine del mio immergermi negli oceani di prassi e di materia. È facendo che ho capito quanto sia importante fare le cose più che perdere mesi per imparare a farle. Le avversità si superano marciando: le cose si imparano facendole. Non ci sono teorismi che reggano, da questo punto di vista.
Non bastasse il casino che dovrebbe montare da settembre, da domani la mia vita si farà più rizomatica ancora: quegli occhi che irretiscono e quietano anche la mia anima ribelle, cinica e materialista verranno esaminati dalle maglie (in verità piuttosto molli) nominate dal Ministero dell’Istruzione: una tesina sul “rogo dei libri” in cui figurano, tra gli altri, Deleuze, Negri ed Orwell. Mio malgrado come i cani, io non posso entrare.

Che “cinico” sarei, sennò?

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  1. occhidaorientale

    “È facendo che ho capito quanto sia importante fare le cose più che perdere mesi per imparare a farle. ”

    Sorrido.

    E che sia il rogo dei libri o qualsiasi altra cosa, quegli occhi oggi saranno brillanti, al solito.

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