Come NON farsi lasciare in 60 giorni…

Smanettando sui miei canali di informazione linuxiana, mi sono lasciato prendere da un post di tale “Jyquentel“, il quale ha provato Ubuntu per due mesi.

So bene che a partire da Feisy, col suo kernel a bassa latenza, la velocità è aumentata paurosamente, e quindi molti utenti ne rimangono stupefatti come so anche che i più preferiscono Gnome (ho già detto che KDE è il male, vero?) anche se è “un po’ bruttino”, proprio per la velocità ed essenzialità. Quello che mi ha sorpreso è l’entusiasmo per Synaptic, che ho sempre ritenuto rappresentasse una marcia in più rispetto a tutti gli altri sistemi operativi: la possibilità di scegliere dei software da installare direttamente dal proprio sistema, inserendo solo una chiave di ricerca senza dover andare in giro a cercarli per la rete (sovente dovendoli pagare o crackare), è certamente di enorme vantaggio rispetto a W$, a Mac, ma anche ad una lunga lista di distro linux. Insomma, al ragazzo non manca neanche uno dei programmi ufficiali per W$, anzi si sente anche “coccolato” dalla comunità di Ubuntu che (a differenza di quegli stronzi di Slackware) gli da ascolto e lo aiuta a risolvere problemi.
La parte interessante dell’articolo è però collegata ai difetti del nostro caro OS per esseri umani (che in quanto esseri umani, possono avere dei difetti), poiché ci da la possibilità di migliorare ancora. I problemi del ceffo si possono così riassumere:

  • Non è impossibile convivere con la linea di comando ed è evidente quanto sia produttiva, ma generalmente è preferibile usare GUI ed è un problema che ci siano ancora così tante cose da fare “manualmente”.
  • Il fatto di dover dare sempre password di ‘root’ per installare o accedere ad alcune parti del software; su Window$ questo non succede ed è un po’ una rottura dover fare ‘sudo questo’, ‘sudo quell’altro’ ogni volta che si vuole installare qualcosa.
  • Il team di Ubuntu non deve essere timido nell’inserire materiale alla distribuzione-base: reinstallare il sistema significa reinstallare tonnellate di roba utile, che potrebbe essere inserita semplicemente nel disco di installazione (allude a script che semplificano l’uso del terminale, ma in generale credo si rifaccia ad una serie di utility reperibili qui).
  • La gente (e lui tra questa) non è interessata a dibattiti religiosi sul perché usare software proprietario, libero o solo free: basta che quel determinato software funzioni, chi se ne frega se installa pacchetti o dipendenze proprietarie?

Ora, a prescindere dal modo estremamente simpatico in cui lo dice, mi permetto di dare qualche brevissima risposta da utente linux che ha più di 60 giorni di prove sulle spalle. Mi dispiace che lui non conosca l’italiano e dunque non possa leggere il mio post, quindi lo dedico a chi volesse approfondire le tematiche del mondo open. In breve:

  • Sulle GUI sono stati fatti enormi passi avanti, proprio da Ubuntu, negli ultimi anni, tuttavia queste spesso rendono i programmi poco funzionali, li rallentano, provocano crash. Un sistema stabile (come linux vogliamo che sia) non può reggersi solo sulle GUI, ma si ha bisogno anche di intervenire sul “cuore” del programma. Detto questo, è però vero che l’utente inesperto (e magari imbranato) è facile che combini casini con la shell, dunque su questo punto sono in parte d’accordo.
  • La necessità di dare password di ‘root’ è quella che rende il sistema sicuro, che impedisce che programmi si installino da soli e che partano quando non lo decidi tu (come invece succede su W$, e chi ha avuto guai coi dialer sa che ad un certo punto diventa anche una questione economica), dunque preferisco dover dare una password ogni tanto, piuttosto che vedere il mio PC invaso da processi di cui non sono padrone.
  • Non si tratta di timidezza, ma di una precisa linea politica: si è deciso che Ubuntu debba “pesare” non più di un CD e questo nonostante ci siano tonnellate di software. Aggiungere tips & tricks è una cosa che riguarda l’utente, che – peraltro – può costruirsi la sua distribuzione personale grazie ad un tool messo a disposizione dal team, uck. Del resto non tutti hanno un computer potente ed Ubuntu è pensato anche per PC vecchi, che verrebbero rallentati dal proliferare di script e materiali vari. Del resto, inoltre, il team si occupa di inserire solo quel software che sicuramente non confligge con il sistema. Il resto, è a tuo rischio.
  • L’ultima questione è strettamente legata alla precedente: è vero che spesso si tratta di diatribe dal sapore medievale, ma è vero anche che Ubuntu è distribuita in tutto il mondo e non tutti i Paesi hanno norme legali identiche, in tema di copyright: per esempio un lettore di file .rar emulato per linux può costituire violazione del copyright in Gran Bretagna, ma non in Italia. D’altronde è anche una questione etica a porsi: linux nasce sulla base della volontà di costruire un’informatica libera ed aperta: se ci mettiamo ad installare pacchetti proprietari, dobbiamo almeno farci una discussione seria, no?

Al di là di queste precisazioni, credo che valga la pena di discutere delle cose che il buon Jyquentel, da novellino, ci ha proposto, tanto più che è uno di quelli che “abbiamo convinto” a passare a linux.
Spero succeda a sempre più gente.

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  1. jyquentel

    Being French, I can read Italian and understand some of it, but I can’t write it. I can also understand it when spoken by the way, the result of having seen way too many Italian poliziotesschi and gialli movies in italiano.

    Anyway:
    * CLI: I think we are in agreement. I understand it imporves stability and is generally more productive. But it is always a tad daunting as there are so many ways to screw up…
    * Root: boy, did I get hammered on that point. I give up and promise I won’t be using it. That said, it remains an issue for average users, so some kind of a

  2. jyquentel

    Being French, I can read Italian and understand some of it, but I can’t write it. I can also understand it when spoken, by the way, the result of having seen way too many Italian polizioteschi and gialli movies in italiano.

    Anyway:
    * CLI: I think we are in agreement. I understand it improves stability and is generally more productive. But it is always a tad daunting to non-programmers as there are so many ways to screw up…
    * Root: boy, did I get hammered on that point. I give up and promise I won’t be using it. That said, it remains an issue for average users, so some kind of tool to help people manage authorizations might be helpful.
    * Utilities: understood. I was told that there is also a tool that can help me reinstall all of the stuff I have added to the usual Ubuntu install that I still need to investigate. I will also take a look at uck.
    * Legal and freedom issues: yes, they deserve serious discussions. But I am not a second-class Linux citizen just because I decide to use non-free graphic drivers. The Linux community may just be driving users and vendors away by being too focused on ideological “purity of code” rather than a pragmatic approach that would embrace working with vendors who won’t disclose their stuff but make it usable on Linux. On that front, I totally approve Ubuntu’s strategy of allowing non-free drivers to be used, but flagged so people who want their Ubuntu “pure” can choose to have it clean of non-FSF-compliant code.

    Anayway, thanks for taking the time to reply to my initial post. All the best,
    JY Quentel.

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