Vie d’uscita per sentieri interrotti

[Il testo qui riprodotto, insolitamente moderato per il mio stile, è frutto di un estenuante lavoro di mediazione tra un gruppo di agguerriti studenti della specialistica in Filosofia della Federico II (tra cui il sottoscritto) e rappresenta una richiesta nei confronti del corpo docente. Va da sé che se non ci danno manco questo, occupiamo. E vafammocc’.]

Tutti gli atenei soggetti alle direttive della riforma Berlinguer del 1999-2000 hanno dovuto adeguarsi creando un percorso didattico strutturato su due livelli: un primo livello di base della durata di tre anni ed un secondo livello della durata di due. Ogni corso di laurea soggetto alla riforma del cosiddetto “3+2” ha dovuto per decreto ministeriale attivare almeno un corso di laurea specialistico in cui, se non altro nelle intenzioni ultime della riforma stessa, gli studenti avrebbero potuto e dovuto acquisire competenze specifiche attraverso percorsi caratterizzanti. Tralasciamo qui la discussione sull’utilità effettiva o sulla stessa possibilità teorica dell’efficacia di un simile modello per un corso di studi come quello in filosofia, e più in generale per tutti i corsi di laurea di area umanistica. Certamente la riforma ha riscontrato enormi difficoltà a causa del fatto che ogni ateneo ha autonomamente gestito e organizzato i suoi corsi di specialistica in modo spesso del tutto incurante delle reali esigenze del corpo studentesco: in altre parole in alcune realtà, tra cui – come andremo a specificare più oltre – rientra a pieno titolo anche Napoli, si sono attivate delle lauree specialistiche de iure ma non de facto, proponendo un unico percorso di studio, uguale per tutti.

All’interno di un quadro nazionale certamente fosco e non idilliaco, fatto di incertezza e scarsità di risorse finanziarie, i più importanti atenei italiani hanno però saputo rispondere attraverso l’attivazione di reali percorsi specialistici, formulati attraverso strumenti differenziati.
Riteniamo superfluo elencare le specialistiche reali attivate in Atenei come “La Sapienza” di Roma, L’Università degli Studi di Firenze, la “Ca’Foscari” di Venezia, l’Università degli Studi di Bologna, l’Università degli Studi di Fisciano e l’altro importante polo universitario napoletano che è l’Orientale.

Non aver attivato dei percorsi specialistici a indirizzi, o delle formule che consentissero almeno agli studenti di personalizzare minimamente il proprio piano di studi è stato il frutto della volontà deliberata dei responsabili all’elaborazione e stesura dei piani di studio e dei cicli didattici. Ciò ha creato una situazione di completa povertà didattica e omologazione culturale, risultato di una logica perversa che privilegia l’accademismo personalistico ad una visione ampia, trasparente e viva che dovrebbe stare dietro qualsiasi progetto culturale e universitario dedizioso. Se un punto è chiaro è che (almeno nelle intenzioni) la riforma Berlinguer voleva consentire di attivare una serie variegata e molteplice di canali didattici e dare la reale possibilità agli studenti di affrontare il proprio percorso di studi in modo soggettivo e settorializzato, nonché di aumentare il numero di possessori di titoli di studio universitari: che queste nobili aspirazioni siano in parte fallite sul piano generale, è palese, ma in alcune realtà, come Napoli, ci sentiamo di dire che tale tentativo è stato totalmente fallimentare.

Nel corso del nostro triennio abbiamo dovuto affrontare più di dieci esami di storia della filosofia (Storia della filosofia I-II, Storia della filosofia antica, Storia della filosofia medievale, Storia della filosofia del Rinascimento I-II, Storia della filosofia italiana, Storia della filosofia tedesca, Storia della filosofia moderna, dell’illuminismo, contemporanea) e nel corso della specialistica ci propongono ancora altri esami di storia della filosofia (Storia della filosofia antica, medievale, moderna, tedesca dell’ottocento), ma nel frattempo per una svista burocratica – non sappiamo se più grossolana che grottesca – non ci danno la possibilità di conseguire nel settore delle discipline storiche più di 6 crediti, quando è noto che per l’accesso alla classe di concorso in Storia e Filosofia (37 A) sono 36 i punti di credito necessari; invece di aumentare il numero degli esami di storia togliendo – perché no – qualche “doppione” di storia della filosofia, o aumentando il numero di crediti spendibili nelle attività a scelta, si è deciso di lasciare tutto invariato e, pur essendo a conoscenza del problema almeno da quattro anni, ancora tutt’oggi la questione rimane soltanto “in via di soluzione”. È impedito così di fatto il principale sbocco professionale ai laureati. Per di più a tali palesi difficoltà si aggiungono le assurdità di un percorso bloccato che non fa altro che rallentare lo studente: ad esempio, la riproposizione di due esami di Filosofia Teoretica, da farsi obbligatoriamente con due docenti diversi, ci rende di fatto impossibile ciò che era invece fattibile alla triennale, ovvero dare due moduli insieme non dovendo perciò impiegare due date. Paradossalmente la triennale consentiva un livello di scelta molto più ampio.

Noi studenti siamo estenuati:

  • un numero di esami pari a 70 (saranno anche moduli, ma pur sempre 70) più i laboratori, le idoneità e le due tesi, a cui si vanno ad aggiungere altri 8 esami di storia che siamo costretti ad inserire attraverso la presentazione di un piano integrativo (questa è la meravigliosa soluzione trovata per poter accedere alla SICSI)
  • un numero di appelli ridottissimo con date d’esame (il fatto è constatabile in via empirica per chi non voglia crederci o faccia finta di nulla) accavallate o umanamente impraticabili (all’inizio di settembre ad esempio)
  • possibilità decisionale in consiglio di facoltà praticamente nulla (il consiglio dei nostri rappresentanti vale un solo voto e rappresenta circa 12-13.000 studenti, contrariamente ad ogni diritto alla rappresentanza democratica).

Tutto ciò non fa che provocare un costante esodo dalla Federico II, costringendo circa la metà dei laureati triennali in Filosofia a completare la propria formazione in altri atenei: ciò accade nonostante le notevoli difficoltà nel passaggio tra corsi di laurea ed ordinamenti diversi che comporta problemi di integrazione di esami e conversione di crediti (sono infatti pochissimi i c.d.l. in Filosofia che applicano la base 4, e spesso ciò comporta un notevole debito iniziale in termini di esami, da compensare nel corso degli anni di specializzazione). Siamo anzi convinti che tali difficoltà fungano solo da freno ad una emigrazione altrimenti maggiore.

Non chiediamo certamente molto pretendendo che, attraverso le vie giuridicamente praticabili, si effettuino dei cambiamenti che provino quantomeno ad alleggerire tali problematiche. In particolare ci preme un aumento del numero degli appelli, ma soprattutto una complessiva redistribuzione degli stessi su periodi più estesi. Avendo preso conoscenza del fatto che in consiglio di facoltà sono già al vaglio delle proposte in tal senso, chiediamo che queste tengano conto del fatto che, al di là della mera quantità di appelli, la richiesta sostanziale si muove sul terreno della qualità degli stessi; in altri termini noi studenti vorremmo avere la possibilità concreta di preparare in modo soddisfacente e formativamente rilevante i nostri esami. Buona parte del corpo studentesco è contro la logica da “esamificio”, ma proprio per questo chiediamo che le date degli esami siano meglio distribuite e cadenzate.

Ma più di tutto, nella nostra specialistica, non abbiamo alcuna possibilità di scelta e a quanto pare le cose non potranno cambiare, se non a partire dall’anno accademico 2008-2009; abbiamo contezza del problema e delle difficoltà che lo stesso decreto Mussi sta incontrando nella sua attuazione da parte della corte dei conti e del CUN; sappiamo anche che modifiche dell’ordinamento non sono possibili o praticabili per il momento, ma sulla base del fatto che sono invece attuabili modifiche interne, chiediamo a docenti e responsabili del corso di laurea specialistico che, anche attraverso una libera e democratica discussione con noi studenti, si possa realizzare un modello più flessibile nella gestione dei corsi. Ad esempio introducendo il meccanismo dei corsi mutuati, oppure dando la possibilità di scegliere almeno tra due o più insegnamenti (all’interno delle griglie da rispettare dei settori disciplinari), o ancora dando la possibilità di realizzare dei percorsi differenziati a chi lo volesse, per meglio seguire attitudini ed interessi soggettivi e giungere così alla laurea con competenze adeguate al proprio ambito d’interesse.

Non stiamo chiedendo di rivoluzionare il piano didattico o i cicli di studio, ma soltanto di realizzare delle piccole modifiche interne, che non comportano nessuno stravolgimento, nessun iter ministeriale, ma soltanto un po’ di buona volontà per saper corrispondere – anche se solo minimamente – alle esigenze formative di noi studenti. Perché non va dimenticato che il maestro è tale in funzione dell’allievo e il rapporto esiste solo attraverso un dialogo nel quale si sappia ascoltare per poter rispondere adeguatamente; chiediamo di essere ascoltati, ma anche che le nostre richieste vengano pienamente recepite, affinché la cultura possa uscire al di là delle tabelle ministeriali, spesso più una scusa che la causa della non realizzazione di quei piccoli cambiamenti in grado di rendere l’università un posto migliore e più vivibile per ciascuna delle parti che la compongono.

 

Gli studenti del Corso di Laurea Specialistica in Filosofia

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