Let me die with my folk-singer dress¹.

Musica ed appunti mitopoietici che scorro inurante sulla mia agenda: penso spesso a scene dalla mia vita, a come sarebbero state con in sottofondo questa o quell’altra canzone. Dopo la scorpacciata di country di ieri sera, ho sentito forte la necessità di continuare anche oggi.


Ed è effettivamente una questione di stile: attaccando la musica giusta ai momenti, tutto si trasforma in un film. Come quando andavo al liceo in motorino, coi vestiti sdruciti ed il casco imbrattato di adesivi, con in testa una canzone punk: di colpo mi sentivo in un film tipo “Fuori di cresta” o qualche scemata tardoadolescenziale americana. O quando in treno guardo le persone muoversi, sentendo i The Album Leaf e penso ad un film di Kim Ki-Duk: lento e morbido come un’immenso lago ghiacciato.
Stranamente non sono un figlio della Mtv Generation, trovo stupido stare attaccato alla TV a “guardare la musica”, per quanto ammetta che esistano dei video molto belli (“#1” dei Sigur Ròs: semplicemente un capolavoro): sono più che altro figlio delle vecchie musicassette. Odio “skippare” da una traccia all’altra, odio la riproduzione casuale. Preferisco che un album strisci tutto via, lentamente, aspettando e gustandomi le canzoni che mi piacciono di più, in mezzo all’altra merda. E ciò nonostante adoro il patchwork tipico delle compilation miste: non sono contrario all’autodeterminazione di ciò che ascolto, solo credo che la bellezza necessiti del suo tempo, prima di manifestarsi². A conti fatti, il fatto che in casa mia il primo lettore CD sia arrivato solo intorno al ’99 credo abbia inciso fortemente sulla mia formazione estetica.
Forse il mio odio per la società dello spettacolo, sta nel mio rifiuto dell’immagine proiettata, a cui preferisco la musica, l’udito alla vista.
Peccato che come musicista non sia mai valso una cippa.

Note:
1: post della serie “prometto, da domani basta coi post autoreferenziali”. Più linux, meno me.
2: questo non andatelo a dire ai sopravvissuti situazionisti. Almeno non a quelli che ancora mi stimano.

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