Requiem for a dreamer.

Ho incontrato per la prima volta Jean Baudrillard due anni fa: preparavo la mia tesi e mi capitò di leggere, tra le altre cose, “Il sistema degli oggetti”. Allora non lo sapevo, ma era la sua tesi di laurea: a rileggerla oggi mi sento piccolo piccolo. Lo rincontrai più avanti, quasi un anno dopo quando, ancora alla ricerca di qualcosa sugli anni ’70 che avesse preso dai situazionisti, mi tuffai su “La società dei consumi”. Nonostante fosse un testo per molti versi troppo ispirato da Debord (ed anche uno dei suoi scritti peggiori), lo lessi voracemente e presto di esso non rimasero che brandelli (il libro, come troppi di quel periodo, è fuori catalogo e quindi lo fotocopiai). Del suo pensiero mi ha sempre colpito il modo con cui affronta un argomento per me centrale: il problema del reale. Cosa è reale, cosa significa realtà, perché certe cose funzionano in determinati periodi e perché ad un certo punto non funzionano più. Molto più di Foucault, che era interessato alla produzione di verità, Baudrillard analizza ciò che noi via via chiamiamo realtà per scoprire ciò che di falso opera. Non ciò che diventa vero, ma ciò che si fa falso. Senza guardare in faccia a nessuno, ha più volte ucciso i propri padri (Lukacs, Marcuse, Debord, Foucault, Deleuze, la patafisica) senza però mai rinnegarli, fino a trovare il suo grande amore: il virtuale. Sul virtuale ha scritto tantissimo fino all’inizio del secolo, coinvolto nel dibattito mondiale sul terrorismo e sull’undici settembre, che non ha mai smesso di considerare come la coincidenza massima tra reale e virtuale, simulacro e simulazione.

Jean Baudrillard è morto il 6 marzo. L’ho saputo tardi, senza pensarci sono andato in libreria ed ho comprato un suo libro, che volevo leggere da anni. È strano, dopo 31 anni dalla sua stesura, rileggere “Lo scambio simbolico e la morte” e notare che quello che scrivo l’aveva già pensato lui negli stessi termini, ma in una situazione storica molto diversa (lui all’inizio, io nel cuore dell’era post-fordista).

Ancora una volta, leggendolo, mi sento piccolo piccolo.

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  1. mauriello

    c’è un analisi di baudrillard sull’America e sul dopo 11 settembre straordinaria. credo che se in quel covo di bifolchi dell’università me lo permetteranno, un pensierino sulla tesi ce lo farei.
    grazie per avermelo segnalato involontariamente.ancora una volta.

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