Ogni solidarietà ai compagni di Torino. Nessuna ai fascismi.¹

Gli strumenti che la repressione utilizza non sono più solo i governi ed i loro organismi di controllo da almeno cinquant’anni, ma operano anche per strade più sottili e talvolta più efficaci, come attraverso la produzione di immaginario. I cani da guardia del potere costituito circondano e invadono l’immaginario di opposizione esattamente come fanno coi nostri corpi e tentano sempre più di ridurci in gabbie fatte di isolamento e criminalizzazione. Una cosa che interessa particolarmente il Potere è la capacità di spezzare ed indebolire il dissenso: adesso come trenta o quarant’anni fa.

Oggi come nel 1977, un gruppo di studenti contro, che faceva sentire la propria rabbia cercando di impedire ogni tipo di agibilità a chi fa della xenofobia e dell’omofobia la propria bandiera, è stato caricato brutalmente dalla polizia che schierata in assetto antisommossa pretendeva di difendere chissà quale pseudo-democrazia, impedendo ai compagni e alle compagne di Torino di praticare il loro antifascismo.

La notizia delle cariche ai compagni di Torino ci ha subito resi più tristi, ma anche più determinati: se fino a ieri qualcuno nutriva ancora speranze nel fatto che una stagione politica di assoluta repressione del dissenso fosse ormai conclusa, inglobata nei meccanismi di governance, si sbagliava di certo.
Oggi più di ieri ci sentiamo vicini ai nostri compagn* dei collettivi torinesi, a tutti quei compagni e a quelle compagne che subiscono la repressione e si scontrano con la voglia di morte che questo governo esprime in continuità con i governi che l’hanno preceduto.
Noi non permetteremo a nessuno di fascista di camminare tranquillo nelle nostre università, non tolleriamo in alcun modo che omofobia, razzismo e tutti i nuovi fascismi calchino il suolo delle nostre facoltà.
Noi abbiamo sempre inteso l’Università come un luogo aperto, in cui sviluppare la critica e dove continuare a sperimentare pratiche di autogestione e di nuova socialità. Dove praticare una democrazia che questi soggetti con il loro solo esistere mettono in pericolo ogni giorno.
Non permetteremo a nessuno di far diventare le nostre università luoghi dell’autoritarismo in cui l’incontro con le altre culture non sia un momento di ricchezza e di crescita collettiva.
Noi ci sentiamo partigiani in questo, perché totalmente di parte . Perché se la parte che abbiamo scelto è quella di un mondo senza confini , dove far vivere le differenze, anzi che far vincere la logiche di chi è sempre più dimostra di essere semplicemente un cane al servizio del padrone.
Continueremo a essere partigiani e continueremo fino a che ne avremmo fiato ad alzare barricate per difendere la nostra “parte “ da ogni fascismo.

 

Rete per l’autoformazione – Napoli (A.I.O.N. – Orientale Agitata)

 

Note
1: alla stesura del testo ho partecipato anche io, come parte del gruppo A.I.O.N. (approdi istantanei di orde nomadi) e della rete per l’autoformazione di Napoli.

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