The Amazing Peter Parker.

Vi ricordate di Peter Parker? Come no: era il vostro compagno secchione, quello che non faceva un cazzo della sua vita e studiava solo come un dannato. Che voleva bene a tutti, ma che tutti prendevano in giro. Che era innamorato della più carina della classe, che non se lo filava neanche di striscio. Ecco, insoma, uno sfigato. Ora immaginate per un attimo che questo sfigato siate voi: ultimo degli stronzi, l’ultimo gradino della scala sociale. Ed immaginate per un attimo di avere un enorme potere, di poter sollevare automobili come fossero fogli di carta, di poter arrampicarvi sui muri, di poter uccidere una persona a mani nude… che fareste?

 

 

Non so voi, ma io sono un appassionato di SpiderMan da quand’ero bambino. Solo che la storia di Peter Parker gentiluomo, bravo ragazzo, bravo nipote, bravo studente, bravo… tutto, mi è sempre sembrata nauseante. Mi ricordo bene che le storie più belle (a parte quelle in cui rimaneva senza poteri, appeso a testa in giù ad un filo di ragnatela) erano quelle della metà degli anni ’80, quando Peter Parker, lo straordinario Uomo Ragno, venne a contatto con la cosa più figa mai creata dalla fantasia malata dei creativi Marvel: un simbionte alieno. Questa “cosa misteriosa venuta dallo spazio” non solo rendeva Peter più veloce, più agile, più scattante… ma gli dava una cosa che mi ha fatto adorare quell’Uomo Ragno: lo rendeva spietato. Sì: basta con la ciancia che da un grande potere derivano grandi responsabilità, con la storiella piccolo-borghese del buon samaritano: col costume nero Peter era cattivo e buono allo stesso tempo! D’improvviso, perdendo la sua umanità l’essere perfettino ed adorabile, diventava più umano, più incazzato, più vero cazzarola!

 

 

Dopo qualche mese, purtroppo (ma io leggevo quelle avventure con 10 anni di ritardo rispetto agli americani) si decise di far tornare tutto da capo: Peter doveva liberarsi di quell’aria da bello e dannato. Era il supereroe degli adolescenti della middle-lower-class: era la nullità che ce l’aveva fatta, che era arrivata in alto. Non poteva essere cattivo. Così, dopo una manciata di storie nelle quali il mio eroe – finalmente incazzato nero – aveva mandato a puttane tutto, tutto tornava alla normalità, tutto ritornava alla pallosissima quiete di sempre.
Eppure non tutto era rimasto immutato: quella cattiveria, quell’odio nero e cupo era troppo per morire così, tutto d’un fiato. Trasbordò dalle pagine di Amazing Spider-Man e contagiò un innocente fotografo free-lance, esattamente come Peter, ma che non aveva odiosi parenti buonisti a rompere i coglioni. Quel fotografo era Eddie Brock, e l’essere che ne nacque fu un nomade che sapeva bene che non esiste responsabilità a cui legare un grande potere. Un grande potere non serve a niente se non è esercitato: una macchina da guerra, nomade. Venom!

 

 

 

 

Tuttavia, anche qui, il buonismo alla fine ha trionfato, laddove le vendite non sono riuscite a sostenere la sorte della perfidia. Va detto però, a prescindere dalla simpatia per Venom, che il prodotto migliore di tutta la saga del simbionte, fu proprio quell’ibrido meraviglioso: il Peter Parker cattivo, che smadonnava e mandava affanculo tutta la sua vita.

 

Spider Man 3 ci ripropone, in salsa hollywoodiana, quei mitici giorni degli anni ’80. Ancora una volta Sam Raimi confeziona un prodotto all’altezza delle aspettative sia del pubblico di appassionati che di quello “neofita”. Il film è decisamente evocativo, e Peter è decisamente cattivo! Finalmente Maguire riesce a recitare qualcosa di diverso (e dire che aveva la stessa espressione stampata sul volto dai tempi di “La casa del sidro”) e – vi stupirò – riesce anche ad essere bravo, specie nella sua veste decisamente emo¹ (a tratti sembra Conor Oberst!). Insomma, un film ben riuscito che chiude una saga: se ci sarà un quarto film, dubito che riuscirà a bissare successo e qualità dei precedenti 3. In fondo, la formula comincia a mostrare la corda, ed anche se Spider Man ha all’attivo 30 anni di storie, è risaputo che 30 anni di continuity hanno finito per ammazzarne il fumetto, figuriamoci un film.
Se poi faranno un film su Venom… allora si può anche pensare di andare a vederlo… magari vedremo qualche cervello saltare!

Note
1: sì, lo so, ho messo decisamente troppi “decisamente”.

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