Personale e politico.

Mi chiedo spesso, ormai da quasi dieci anni, quali siano le differenze e quali debbano essere i rapporti tra me come soggetto, come “individuo” e me come agente pubblico, sociale, politico. Ho sempre fatto dell’agire politico una costante della mia esistenza, spesso sottraendo spazio a tutto il resto. Ciò – fin tanto che ero all’interno di organismi molto grandi (Uds, CGIL, DS, Prc…) – non destava grossi problemi: in sostanza non ero tenuto a condividere tutte le scelte, ma solo la maggior parte, anche perché potevo orientare poco la vita del partito (o del sindacato). Quando mi consideravo come soggetto, consideravo comunque libero di effettuare scelte che andassero anche contro il partito, ma mi sentivo quasi in colpa di dire “sto dentro X, però…”
C’era uno stacco forte tra personale e politico, spesso a tutto svantaggio del personale. Quando ho deciso di abbandonare la strada dei sindacati e poi del partito – perché ormai incompatibile col livello di conflitto che il neoliberismo ha messo in campo – ho deciso anche di risanare – o almeno ridurre – questa frattura, provocata in larghissima parte dal far parte di una struttura molto più grande di me. Come sia andata, non è ancora facile saperlo: di certo ho chiuso un blog, per aprirne uno nuovo, con contenuti (si spera) nuovi. L’altro era troppo figlio di un me esasperatamente solo personale o solo politico. Questo spazio, spero si riesca a tenere in equilibrio: il personale è politico, è vero. Ma non se all’uno manca l’altro.

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