Dai che c’è il blogday 2007.

31 Agosto, 2007 at 8:22 pm (Dichiarazioni, Immaginario, Links, Linux, Open source, Pseudopolitica, Racconti, Riflessioni, Ubuntu)

Non mi hanno mai attrato particolarmente le “cose da blog”: ho sempre percepito un blog come uno spazio in cui dire qualcosa se ha senso dirla, o aggiornare i propri congiunti vicini e lontani su quanto si esperisce, sente, pensa. Tutt’al più come un block notes elettronico e collettivizzato di pensieri, uno zibaldone aperto in tempo reale alle considerazioni della moltitudine (solitamente alquanto parca) dei lettori. Ma, dato che oggi mi hanno già linkato due lettrici (peraltro di livello buono), mi sembra dovuto ricambiare il favore. Alla comunità, ovviamente, non a loro che sennò pecco solo di ruffianeria.

And so on:

pollycoke: se non fosse per lui non avrei un blog su WordPress; se non fosse per lui non avrei un blog su linux; se non fosse per lui non avrei Ubuntu; se non fosse per lui mi funzionerebbe compiz. Insomma: un mentore inconsapevole nell’uso del pinguino, scrive bene, da ottime notizie in tempi sorprendenti, è un faro della comunità… sarà per questo che sta sul cazzo quasi a tutti. Ma, si sa, gli stramboidi freak generalmente mi stanno simpatici (tanto non leggerà mai).

Estetica Anestetica: sarà che è una delle amiche di più vecchia data che ho, sarà che scrive bene o che in qualche modo mi ha introdotto al mondo del blogging, sarà che una vagonata di pucciosità non fa mai male certe volte, sarà che ormai dei miei amici storici scrive solo lei… sarà che a volte, se non fosse per lei, neanche ci muoveremmo da casa. Per tutto questo, ed altro ancora: grazie di scrivere (e d’esistere).

Leonardo: politicamente non mi è molto affine, va detto (lui sinistra PD, io Unirioter), ma le sue notazioni sulle cose che accadono nel mondo e nel nostro Paese riescono sempre ad essere una spinta ed uno sprone riflessivo. I suoi post arrivano al tardo pomeriggio, ma sono efficaci emotivamente come un buon editoriale di prima mattina. Velenoso e sarcastico quanto basta, leonardo è una di quelle cose che ti fanno dire “ma allora anche in Italia si può fare un blog di approfondimento?”.

Ubuntista: linuxiano ed ubuntista convinto, Simone è quel tipo di persona che ti da la carica per andare avanti nella battaglia per il software libero. Non si ferma mai, segue 300 progetti al giorno, schizza da una parte all’altra del mondo per seguire i suoi impegni, non si capisce che faccia come lavoro, ma una cosa è certa: qualsiasi cosa faccia, c’entra sempre e comunque con l’open source. È l’uomo-community definitivo, il primo militante rivoluzionario di Ubuntu, e per questo lo ammiro.

La disciplina della notte: spesso e volentieri non capisco quello che scrive, il che non sempre è un male. Quello che conta è l’estetica l’arte che c’è e si vede¹, non di rado, nei suoi versi. La costanza, la pazienza, il labor limae, la perseveranza: qualità che non si possono negare a Gigi, che – unite ad un senso criptico nello scrivere – rendono estremamente godibili i suoi post.

Questo è quanto. Spero che chi passa di qui, lasci perdere le mie ciance e fili spedito su questi blog, che meritano certo più del mio.

Buone cose. Ed all’anno prossimo.

 

Note:
1: checché ne dica uno stimato critico.

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Requiem for a car.

27 Agosto, 2007 at 10:17 am (Dichiarazioni, Foto, Immaginario, Racconti, Scazzi, Sfighe)

Ieri sera, la mia macchina ha dato gli ultimi cenni di vita (almeno per ora). Nel pieno della tradizione Fiat, ha deciso di rompere le scatole nel posto e nel momento sbagliato. E tuttavia, quest’auto è stata, per me, motivo di grosse soddisfazioni e, benché fosse solo un oggetto, di grande affetto. È stata la macchina su cui ho imparato a guidare, su cui ho fatto i primi viaggi, le prime uscite con gli amici. È stata complice nella mia relazione con Amalia. Ha sopportato anche il mio Servizio Civile.

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Vacanze immaginarie (nella nuova Cambogia)

21 Agosto, 2007 at 1:12 pm (Dichiarazioni, Immaginario, Racconti, Riflessioni, Scazzi)

Dovevo berne un po’ di un amaro calice: ne ho bevuto molto ed ho toccato il fondo. L’amore, l’affetto e la compagnia mi hanno fatto spezzare la rabbia, dimenticare i mitra, sostituire documenti ceduti sveltamente. Mi sono potuto muovere rilassato, annegare in un po’ di vino non per rancore ma solo per gioia. E non per abnegazione, solo per forza. Noi sì, che siamo forti, senza piegarci alla pura estetica, casomai alla bellezza dataci dalla cura di sè.

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Parole a braccio.

4 Agosto, 2007 at 2:29 pm (Dichiarazioni, Immaginario, Racconti, Riflessioni)

Un ritorno. Di nuovo. Mi piacerebbe dire che ho avuto cose interessanti da fare, per giustificare la mia assenza. Probabilmente non è così. E non lo è, soprattutto perché le cose che mi hanno tenuto lontano da questa pagina non meritano che una breve descrizione: studio. Stupido, ottuso, talvolta matto e disperatissimo studio. Platone prima, Fichte poi: due fallimenti. Paul Yorck von Wartenburg era troppo un fallito per far fallire anche me, ma non è che non ci abbia provato a provarmi. Soprattutto a provare la mia pazienza. In mezzo, tra queste tre date decisamente saldate, ma saltate per lo più, un caldo da cardiopalma, mi ha steso sul pavimento a quattro di bastoni spingendomi a diventare una sorta di contro-lucertola, a cercare frescura. Ricerca ovviamente fallimentare.

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In circolo.

4 Agosto, 2007 at 2:13 pm (Dichiarazioni, Immaginario, Pseudopolitica, Racconti, Riflessioni, Scazzi)

Torno a postare dopo una lunga assenza. Sulle giustificazioni del caso, posterò a breve. Mi preme più che altro raccontare della scorsa serata. Torella dei Lombardi è piantata in culo al mondo, a dieci minuti da “se abitassi qui, mi sarei già sparato”, a circa 25 km di curve dalla vita (che poi è Avellino, quindi sai che vita…!), ma resiste duramente fino al punto di non essere propriamente etichettabile come un posto di merda. Arrivarci è un’impresa, un susseguirsi illimitato di cambi di direzione e di persone ignare di come ci si arrivi, indicazioni sbagliate o poco chiare, sia dalla mappa sia dai cartelli. Non mi meraviglia il fatto che le istituzioni regionali abbiano negato diritti a questo festival piantato in mezzo al nulla, anche se non mi trovo per niente d’accordo: ogni anno vengono patrocinate e finanziate tante di quelle puttanate (inclusa la sagra della pasta e fagioli con le cozze che si tiene dietro casa mia), che mi pare oltremodo offensivo privare una manifestazione di questo tenore dei fondi necessari a farla stare in piedi. Dunque capisco l’incazzatura di Minà. Ciò, tuttavia, non placa il mio disappunto.

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Il tepore dell’Essere.

4 Luglio, 2007 at 10:36 pm (Dichiarazioni, Immaginario, Pseudopolitica, Racconti, Riflessioni, Scazzi)

Tempo fa il leggere un testo denso e profondo qual è il Deleuze di Alain Badiou avrebbe spento in me qualsiasi velleità espressiva, artistica, filosofica. “Cos’altro potrei dire di originale?” mi sarei chiesto, e probabilmente niente avrei avuto (ed avrò mai) da dire di sensato sul quel tema, e di fatto su di esso proverò ad esprimermi solo tra qualche tempo (quando avrò una discreta conoscenza dei testi di Deleuze, oltre che delle loro interpretazioni). Più che altro, quello che mi riaccende – e chi ci avrebbe scommesso fino a stamattina – è la voglia di scrivere tout court. Per la cronaca: questo post è una scena al rallentatore della mia vita.

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Il dovere di reprimere.

10 Giugno, 2007 at 5:17 pm (Dichiarazioni, Immaginario, Pseudopolitica, Racconti, Riflessioni)

[Ho scritto questo racconto tra la metropolitana ed il pullman, ieri sera ad ostilità finite. Nonostante i miei timori, quasi tutti i media hanno trasmesso l'idea di un corteo pacifico "nonostante gli insulti alle forze dell'ordine". Spero che la mia versione dei fatti - che per carità non pretende di essere obiettiva, in quanto di parte - rappresenti una presa di posizione chiara sul ruolo giocato dalle forze del (dis)ordine nella giornata di ieri.]

Il pullman ci vomita fuori che è già l’una passata: stamattina erano parecchie le cose che potevano andare male, e sono riuscite ad andar male tutte. Ma sono qui ora: il come ormai non ha importanza. Avanziamo compatti. A corteo non ancora cominciato, c’è già polizia ovunque. Ci infiliamo in metro: siamo tanti, ma per fortuna il treno è quasi vuoto. La lunghezza del tragitto permette ai compagni di organizzare un diversivo comico pieno di storie più o meno autobiografiche: come al solito, sono in disparte. Ma non sono triste né mi sento fuori luogo: sono qui, dove vorrei essere, dove sento il bisogno di essere… dove desidero essere. Soltanto che, come sempre, non sono uno di loro.

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Tornando a casa.

27 Maggio, 2007 at 10:34 am (Immaginario, Pseudopolitica, Racconti, Riflessioni)

Avevo promesso di non trasformare questo posto in un postribolo di tossicità emotive (tardo)adolescenziali, e cercherò di mantenere le promesse fatte. Ciò nonostante nel treno del ritorno, da sempre pieno di parole e rammarichi, mi ha assalito il demone della scrittura e mi sembrava opportuno trascrivere quelle righe. Da prendere con le molle, considerandolo un rigurgito. Leggi il seguito di questo post »

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La guerra è finita.

12 Maggio, 2007 at 1:16 pm (Immaginario, Racconti, Riflessioni)

[Questo racconto è il più recente che io abbia scritto. Non è mai apparso né su internet né su carta e lo ha letto solo un piccolo gruppo di persone. Non sapendo se vale la pena o meno continuare a scrivere racconti, lo pubblico qui, lasciando ad altri il compito di giudicare. Il testo riale quasi ad un anno fa e si pone alla fine - ma per molti versi già fuori - di quello che qualcuno (qualcuno che avevo pagato bene, evidentemente) ha definito il ciclo della guerra di Fedeliam.]

Fragore dietro di me. E polvere, tanta e troppa. Cocci sparsi che una volta, composti, avevano parvenza di edifici, di città. Bombe e fucili hanno squarciato il fragile velo di non-senso che puntellava e presidiava la dignità umana. Cammino a rilento senza che la città – o meglio, quello che ne rimane – mi provochi ricordi. Guardingo e circospetto, in allerta come ogni giorno negli ultimi 3 anni. Rivoluzione, una parola triste se cosparsa di sangue. Una parola necessaria se il sangue rischia di essere il tuo. Una parola vuota se miscelata alla vittoria, alla conquista. Scarto scaltro un mucchio di macerie dove non più di mezza vita fa dormivo, scrivevo, leggevo. Vivevo, abitavo. Ma non è qui, non è ora. Attraverso la mia vita, lo so, me ne rendo conto, ma mi appare indifferente rispetto ai cumuli di cenere che mi hanno insegnato – che mi sono insegnato – a chiamare nemico. Leggi il seguito di questo post »

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