Walking with the penguin?
Adoro il mio iPod. Mi è costato un occhio (ma più che altro, è costato a chi me l’ha regalato) e lo uso con cura: non gli farei mai del male volentieri. Di più, non vorrei mai gliene venisse fatto. È per questo che sto seriamente pensando di liberarlo finalmente dalle maglie del software proprietario: è azzardato, forse un po’ folle, ma a mio avviso ne varrebbe la pena…
Non ho ben chiaro quale sia la reale utilità di iPod Linux (ed anche molti miei amici sollevano perplessità), ma è un fatto che il progetto c’è e funziona anche molto bene. In effetti, non cambierebbe niente rispetto al sistema già presente, solo che avrei qualche gioco in più, qualche cazzatina grafica in più e la possibilità di mettere gli screen saver. Inoltre avrei un sistema aperto, modificabile ed espandibile, oltre alla possibilità di vedere video senza doverne cambiare il formato. Dunque, se non cambia niente, penso che tanto valga cambiare. Il fatto è che sono scettico e se la cosa non funzionasse non avrei molte persone con cui prendermela… ci devo pensare meglio.
Anche se mi sa che devo fare in fretta prima che i soliti ignoti si approprino del progetto e se lo vendano dicendo di averlo inventato loro.
Giochi per linux.
Di giochi per linux, probabilmente non ce n’è la fioritura che per altre piattaforme. “Se devo giocare, tanto vale che mi compro una playstation”, mi sono sempre detto. E però, senza giochi, un PC è un po’ come una macedonia senza panna montata: sì, ok, vi ingolfa un po’ l’intestino… ma una volta tanto ce la si può concedere. E poi basta con la storia che i videogame servono solo a perdere del tempo in cose futili… insomma, detto da gente che perde una buona parte della propria esperienza informatica a compilare sorgenti e risolvere dipendenze, risulta un po’ ridicolo, no? Leggi il seguito di questo post »
Let me die with my folk-singer dress¹.
Musica ed appunti mitopoietici che scorro inurante sulla mia agenda: penso spesso a scene dalla mia vita, a come sarebbero state con in sottofondo questa o quell’altra canzone. Dopo la scorpacciata di country di ieri sera, ho sentito forte la necessità di continuare anche oggi.
Vie d’uscita per sentieri interrotti
[Il testo qui riprodotto, insolitamente moderato per il mio stile, è frutto di un estenuante lavoro di mediazione tra un gruppo di agguerriti studenti della specialistica in Filosofia della Federico II (tra cui il sottoscritto) e rappresenta una richiesta nei confronti del corpo docente. Va da sé che se non ci danno manco questo, occupiamo. E vafammocc'.]
Tutti gli atenei soggetti alle direttive della riforma Berlinguer del 1999-2000 hanno dovuto adeguarsi creando un percorso didattico strutturato su due livelli: un primo livello di base della durata di tre anni ed un secondo livello della durata di due. Ogni corso di laurea soggetto alla riforma del cosiddetto “3+2” ha dovuto per decreto ministeriale attivare almeno un corso di laurea specialistico in cui, se non altro nelle intenzioni ultime della riforma stessa, gli studenti avrebbero potuto e dovuto acquisire competenze specifiche attraverso percorsi caratterizzanti. Tralasciamo qui la discussione sull’utilità effettiva o sulla stessa possibilità teorica dell’efficacia di un simile modello per un corso di studi come quello in filosofia, e più in generale per tutti i corsi di laurea di area umanistica. Certamente la riforma ha riscontrato enormi difficoltà a causa del fatto che ogni ateneo ha autonomamente gestito e organizzato i suoi corsi di specialistica in modo spesso del tutto incurante delle reali esigenze del corpo studentesco: in altre parole in alcune realtà, tra cui – come andremo a specificare più oltre – rientra a pieno titolo anche Napoli, si sono attivate delle lauree specialistiche de iure ma non de facto, proponendo un unico percorso di studio, uguale per tutti. Leggi il seguito di questo post »
When nothing cares… about you now.
E non è facile sentirmi sempre così perso, se non ti sento per giorni. Ma quando ti rivedo, negli occhi di una delle donne più belle del mondo, so che non esiste altro al mondo, che un’infinita bellezza. Io ne ho incontrato un pezzo, e nessun fiasco ci potrà mai portare via. E mi basterebbe anche perdere tutto il tempo del mondo ad abbracciarti e baciarti e svegliarmi solo per poterti abbracciare e baciare. Senza che nulla mi faccia pensare a domani, a quel bastardo di kronos che fa di tutto per dividere le persone, in qualsiasi momento.
Elizabethtown fa male, se non ci sei.
Sabayon: una gentoo “alla Ubuntu”
Per quanto io sia rimasto folgorato da Debian fin da subito (l’abito terribilmente nerd del suo GNOME, l’irresistibile aria da geek che avvolge ogni suo utente, la necessità di essere cyborg per usarla realmente al massimo…), è pur vero che non solo di .deb vive un linuxiano doc. In effetti, la vera distro per “azzeccati” oggi come oggi è rappresentata da Gentoo e derivate (senza dimenticare l’impareggiabile monolite rappresentato da Slackware). Leggi il seguito di questo post »
The dark side of the Desktop.
Fosse la volta buona che passo al lato oscuro dei Desktop Manager?

Come ho già detto molte volte, non mi è mai piaciuto molto KDE: troppo confuso, troppo fumettoso, troppo “vorrei essere windows, ma non sono in grado”. Eppure adesso, con le benedette Qt4, Oxigen e l’eliminazione (finalmente) di konqueror come file browser (verrà implementato Dolphin), potrebbe essere la volta buona che torno ad utilizzare IL MALE come DM. Chi lo sa, in fondo è anche vero che GNOME fa passi da gigante… estetica o funzionalità? Chi mi conosce, sa già la risposta (e poi sono pigro, non voglio metterci due ore per trovare un programma).
Post-fordistic chill¹
È quanto mai vero che il precariato è la destinazione di una intera generazione: il mio destino, anche. Ma bando alla tristezza: è tanto più triste stare sotto lo stesso padrone per quarant’anni di fila, meglio cambiare. Il problema è che non si ha alcuna sicurezza di nulla, in questo terreno liminare ed ibrido tra lavoro e vita. Leggi il seguito di questo post »
Tornando a casa.
Avevo promesso di non trasformare questo posto in un postribolo di tossicità emotive (tardo)adolescenziali, e cercherò di mantenere le promesse fatte. Ciò nonostante nel treno del ritorno, da sempre pieno di parole e rammarichi, mi ha assalito il demone della scrittura e mi sembrava opportuno trascrivere quelle righe. Da prendere con le molle, considerandolo un rigurgito. Leggi il seguito di questo post »
Foss’ pe mme, nun turnasse maje cchiù¹.
Succedono cose e rivedo situazioni. Casa mia è sempre meno tranquilla. E quando sto per scoppiare, migro, fuggo. Esodo: la risposta o un’altra domanda? Tutto questo mi fa pensare e rimuginare. Frattanto le note dei Massimo Volume che mi rilassano il cervello, dopo l’esperienza emotivamente tossica di oggi: la militanza ha le sue difficoltà ed i suoi oneri.
Meglio di uno specchio.
Ho visto un film, era ieri, ho pensato a te
A Torino passeggiavamo
Tra i negozi del centro tu mi hai detto
‘Ho passato vent’anni ignorando
di avere un corpo
Poi è stato come se un auto
entrasse a 180 all’ora
dentro una di queste vetrine’
C’è un uomo, è a letto con una donna
Lui è disteso, lei è sopra di lui
Lei dice
‘Con chi sei stato stanotte,
con una nuova?’
Sembra una camera d’albergo,
la luce è rossa
Fuori si accendono e spengono
le insegne al neon di una grande città
‘Voglio essere il tuo specchio’
‘Voglio essere il tuo specchio’, lei dice
e apre la borsetta da cui tira fuori
uno specchietto per il trucco
Se lo mette di fronte
e mentre fa passare lo specchio sul corpo di lui
lo specchio riflette la sua immagine
‘Questa è la tua faccia’, dice
‘Questo è il tuo petto’, dice
‘Visto?
Non sono meglio di uno specchio?’
Seppure aveste voglia di cercarmi, nei prossimi 5 giorni, non mi trovereste. Sono altrove.
Note
1: volevo trovarla una citazione meno adolescenziale, ma proprio non mi è venuta.
