See you, space cowboys.
Ho passato gli ultimi mesi su queste pagine. È stato molto bello far parte della community di WordPress. Ora però è il momento di cambiare spiaggia. Il motivo l’ho spiegato già, probabilmente vi sembrerà sciocco, ma per me è essenziale. Il blog sbaracca e, prima volta nella mia storia, si trasferisce senza cambiare radicalmente scopi e struttura. Se vi piacerà, continuate a seguirmi perché
QUESTO BLOG SI È TRASFERITO SU NETSONS.
HP incrementa l’impegno su Linux.
Hewlett-Packard, il primo costruttore al mondo di PC, proverà a vendere computer con Linux preinstallato in alcuni Paesi, in modo da spostare il suo mercato verso una nuova generazione di servizi e funzioni. La compagnia californiana ha cominciato la sua campagna in Australia, in via sperimentale, usando Red Hat Enterprise Linux Desktop 5 . Brian Schmitz, direttore del marketing di HP, ha detto che la società guarda con soddisfazione ai risultati australiani e sta considerando la diffusione nel mercato internazionale.
Diciamo solo che ne abbiamo quasi messa a segno un’altra.
Qui l’intervista completa.
Felicitazioni.
A dieci anni dalla sua fondazione, festeggiati qualche settimana fa, Gnome compie uno dei passi forse più importanti da allora: esce con la sua release 2.20. Dopo una serie di beta che ci avevano fatto pregustare leccornie degne financo del ben più atteso KDE 4 (ma con meno sciccherie grafiche, va detto), la 2.20 esce con una precisione sconcertante. Tanto sconcertante che, fino ad adesso (15.24) né il sito italiano né quello internazionale del progetto riportano l’uscita tra le ultime news. Per trovarla si deve scavare un po’.
Venti comandi divertenti e relativi output [per anglofili].
La shell è sempre stata una mia cara alleata, grazie alla potenza dei comandi che con essa posso utilizzare: sapersi muovere in un ambiente shell è essenziale per chi non vuole farsi prendere dal panico in caso di danni al sistema: non è indispensabile per un utente del pinguino, ma per quelli che vogliono capire come funzionano le cose è importante saperci fare. Nel corso del tempo si imparano a conoscere i comandi ed ad aspettarcisi i risultati, ma a volte ci si sorprende sia degli uni che degli altri. Leggi il seguito di questo post »
Voglio KDE 4!
Due video, piccoli e carini su KDE 4!
e qui l’articolo, in polacco, da cui provengono… con tanti screenshot… KDE 4 può causare dipendenza.
Linux e Dell: that’s amore.
Ho riso per tutta la durata del video… non ho parole a parte “esilarante”:
Remember, remember the 19th of september.
Tra tre giorni i nostri desktop prenderanno vita. Saranno attraversati da piccoli gnomi in cerca di programmi a cui attribuire GUI, da mefistofelici piccoli esseri in gtk che faranno di tutto per rendere il nostro ambiente esteticamente più elegante. Tra tre giorni esce Gnome 2.20 che, a differenza di KDE 4 (ma non voglio parlare male di KDE), ha rispettato la roadmap con l’incedere inarrestabile di un T-80 ma con nessuna delle sue attitudini guerresche. Gli Gnomi hanno viaggiato compatti e sinceri e stanno per giungere a destinazione.
Un PC da giorno del giudizio.
L’Unione Sovietica aveva la sua strategia in caso di guerra atomica: una gigantesca bomba in cobalto pronta ad esplodere se la Russia fosse stata soggetta ad attacchi nucleari e che avrebbe resto la Terra inabitabile. L’”arma finedimondo”, come è stata immaginata nel meraviglioso film di Kubrick “Dottor Stranamore”. Pare che questa mitica arma esista ancora e che sia ancora operativa. La notizia è stata raccontata da un testimone che ora vive in Gran Bretagna ed inserita in un libro che sarà pubblicato a dicembre. La cosa comica è che pare che i computer che la regolano risalgano agli anni ‘70 e non siano mai stati cambiati… speriamo non vadano mai in crash.
Fonte: Wired Science.
My space.
Provincia cronica¹.
“Le luci della centrale elettrica”, un nome che peserebbe come un macigno sul successo di qualsiasi band. Figuriamoci se parliamo di una one man band, di un tizio appena ventenne che tenta di mettere assieme la musica nazionalpopolare italiana degli anni ‘70 con sonorità lo-fi talvolta vicine ai Radiohead e qualche eccesso rumoristico. Dicamo subito che questo demo, di cui trovate molte tracce sul myspace della band, non è per chiunque: il cantato è grezzo, il suono spesso confuso, le canzoni pieni di spunti spesso lasciati a metà, i testi criptici e talvolta manieristi. Eppure, se mi spinge a scrivere una recensione dopo tanto tempo, un motivo ci sarà. E c’è eccome.
